Continuare a rimandare lascia che nella mia testa si accumulino chili di parole e riflessioni che si perdono tra i nodi dei capelli. La vita reale è affollata da osservazioni tristanzuole di tipo para economiche, a me noiose e poi, non saprei nemmeno cosa dire. La vita si adeguerà a quel che accadrà. Chissà perchè i miei giochi di parole sono così incomprensibili. Mi intristisce non essere capita; mi urta quando si pretende di non riuscirci. La mia attività onirica è ripresa attivamente con l’arrivo delle poche ore di sonno da pausa. I miei sogni universali, senza dei quali non avrei il dubbio della realità in cui mi trovo. Quali innumerevoli pensieri infausti hanno abitato dentro gli occhi miei. Come la lunga lista dei libri letti e comprati. Come le bolle che esplodono nella pancia dopo aver tanto mangiato. Si conclude l’anno delle mie bulimie. Il mio primo vero anno bulimico. Posso dire d’aver riconosciuto il mio climax e, anche le mie ragioni. Gli sgambetti, la cattiveria, la malattia: non passeranno mai. Cambieranno i miei occhi e saranno occhi morti. Ho ricevuto dalla vita la grazia della vicinanza, una fiamma di redenzione all’inferno della mia infelicità. Un paio di scarpe mai ricevute, nella confusione tra serio e vacuo in cui si perde la credibilità. Non sono il mio avvocato bensì le mie viscere. Vivo in una categoria di tempo e mondo che non fanno più. Ne ho anche dimenticato il nome. Di questo anno ricordo dei sorrisi dei quali ho avuto paura, la paura di ogni giorno. Siamo qui, con gli incubi miei ad attendere il nuovo anno. che se li porti via.